Phenoclim: che cosa è?

Phenoclim è un programma scientifico e pedagogico che invita il pubblico a misurare l’impatto del cambiamento climatico sulla fauna e sulla flora alpina. Iniziato nel 2004, si fonda su due discipline scientifiche: la fenologia e la climatologia. I dati raccolti nei diversi massicci montuosi permettono ai ricercatori di conoscere meglio il funzionamento degli ecosistemi per ciascuna stagione e di studiare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla natura che ci circonda.
 
Observations participatives Phénoclim avec des élèves de collège © CREA Mont-Blanc

Osservazione Phénoclim con i alunni © CREA Mont-Blanc

 

Fenologia

La fenologia è lo studio della manifestazione dei fenomeni stagionali tra gli esseri viventi.

Nell’ambito del programma Phénoclim, i ricercatori del CREA e i volontari seguono attentamente lo sviluppo di varie specie vegetali (date di apertura dei germogli, fioritura, fogliazione e variazione del colore delle foglie) e animali (date di riproduzione, migrazione) tra una stagione e l’altra.

 

Stades de développement du frêne et de la mésange noire © ADelestrade

Fase di sviluppo del cenere e della cincia mora © ADelestrade

 

All’origine di Phénoclim ci sono tredici specie di alberi e di piante comuni in ambiente alpino: il larice, il peccio, l'abete bianco, il pino silvestre, la betulla pubescente e verrucosa, il frassino, il nocciòlo, il faggio, il lillà, il sorbo degli uccellatori, la primula odorosa e la tossilaggine comune.

Scarica il protocollo Phénoclim : monitoraggio della vegetazione

Successivamente hanno arricchito il programma dodici specie di uccelli e una specie di anfibio: il codirosso spazzacamino, la rondine montana, la rondine comune, il balestruccio, il cuculo, il rondone, il luì piccolo, la capinera, il merlo dal collare, il culbianco, lo spioncello, la cincia mora e la rana alpina.

Scarica il protocollo Phénoclim : riproduzione della fauna

Scarica il protocollo Phénoclim : ritorno degli uccelli migratori

 

Le caratteristiche specifiche di ciascuna specie vengono studiate scrupolosamente, sul lungo termine, in ambienti differenti e su vaste aree geografiche. Vengono monitorate la sincronizzazione o lo sfasamento dei cicli vitali degli animali con quelli dei vegetali per prevedere eventuali cambiamenti del territorio nei prossimi anni.

I ritmi stagionali degli esseri viventi sono strettamente legati alle variazioni della temperatura. Qualche grado in più è sufficiente ad anticipare di varie settimane l’apertura dei germogli o l’ovodeposizione. Questi fenomeni sono quindi preziosi indicatori dell’impatto del cambiamento climatico sugli ecosistemi.

 

 

Climatologia

La climatologia è lo studio della successione delle condizioni meteorologiche per lunghi periodi di tempo. Il programma Phénoclim si basa su dei rilievi di temperatura et di innevamento.

 

Station de température du CREA Mont-Blanc au Couvercle (2 700 m) © GCordier

La stazione di temperatura del CREA Mont-Blanc al “Couvercle” (2710 m) © GCordier

 

Temperature

Per sostenere la ricerca sul clima nelle Alpi è stata installata, appositamente per il programma Phénoclim, una rete di 70 stazioni di rilevamento della temperatura su tutto il massiccio. Per ogni stazione, Il CREA Mont-Blanc cosi registra 4 rilievi di temperatura ogni 15 minuti.

Per la grande diversità dei microclimi lungo i piani altitudinali o l’esposizione del versante, la montagna è un oggetto di studio particolarmente interessante. Le Alpi sono particolarmente sensibili alle variazioni climatiche in atto. Il versante occidentale delle Alpi ha subìto un aumento della temperatura da +1.5 a +2°C nell’ultimo secolo, il doppio rispetto alla media a livello planetario (+0.7°C).

 

Innevamento

L’innevamento è un fattore climatico essenziale per comprendere le reazioni della fauna e della flora in montagna. Durante la stagione invernale, le profondità di neve sono registrate nell’ambito del programma Phénoclim

Mantenendo la temperatura del suolo a 0°C durante l’inverno, il manto nevoso protegge le piante dal gelo e impedisce un risveglio vegetativo troppo anticipato. Offre anche un’importante risorsa idrica in primavera.

Durante i mesi invernali, i sensori termici posizionati a livello del suolo, ricoperti di neve, rilevano costantemente O° C, mentre quelli situati a 2 metri dal suolo sulle stesse stazioni continuano a oscillare secondo le variazioni della temperatura dell’aria.